Quel che resta
- Redazione

- 12 lug 2024
- Tempo di lettura: 1 min
Avendo cancellato dalla mente tutti i sogni allucinatori, quel che resta ad Augusto è la difficoltà di respiro, una luce insostenibile sparata in faccia, qualche voce di sconosciuti che gli parlano in tono affabile – e la coscienza abbagliante che il cadavere di Vincenzo appartiene alla realtà, non al regno stregato delle fantasie. Vincenzo è morto annegato due anni fa in Colombia ed è stato per quello che mi si è rotto il cuore. Ma l’ho guardato invece, gonfio com’era, e l’ho baciato sulle labbra gelide. Ecco la verità.

La memoria volontaria accumula scene: il loro bacio in Valle Aurina, le lacrime silenziose che gli scorrevano sul viso quando l’assessore ha detto scambiatevi le promesse, il vento caldo nella notte di superluna, le pallate di neve a Bismantova. Ma è poco più di una delectatio morosa: la sua attitudine alla cura, lo sciroppo per la gola in Cambogia, i messaggi “ti amo” a ora insolita, di nascosto ai colleghi. Come una scritta sulla lapide al cimitero, è un anestetico che ottunde il cuore con sangue usato.




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