top of page

La voce, la luna, il silenzio

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 22 giu 2024
  • Tempo di lettura: 2 min

Iran. Shahab adora guardare la luna*, che se ne sta nel cielo, silenziosa. Come lui. Perché Shahab ha quattro anni, ma non ha ancora fatto sentire la sua voce. Non c’è niente in lui che non vada. Ha solo deciso che non è il momento di iniziare a parlare.



*La notte le stelle avevano uno strano luccichio, ma la luna… la luna era un’altra cosa. Non era soggetta ad alcuna regola o comandamento. Si comportava come i bambini cocciuti. Il suo compito era quello di illuminare il cielo notturno, ma se non ne aveva voglia non si faceva neppure vedere. Al contrario, spuntava furtivamente in mezzo al cielo quando meno te lo aspettavi. A volte, la mattina, la vedevo accanto al sole. Impallidiva perché nessuno la vedesse. Rideva birichina. Delle volte, faceva capolino per spiarci, ma quando faceva la brava nessuno poteva resisterle. Col suo abito in ordine, la faccia pulita, i capelli lisciati, splendente e garbata appariva sul far della sera, sorprendendo tutti. Le innalzavano lodi dimenticando le sue diavolerie. In ogni caso, era una compagna di gioco senza pari. Era sempre pronta a corrermi dietro, a girare intorno all’hoz, la vasca al centro del cortile, e a fermarsi esattamente nello stesso istante in cui mi fermavo io, senza sbagliarsi neppure una volta, senza superarmi di un centimetro. Allora credevo che fossimo legati da un filo invisibile, che fosse mia amica perché seguiva solo me.


ree

Dal giorno in cui avevo scoperto di essere tonto ero diventato particolarmente sensibile a questa parola. Quando mi chiamavano «tonto» mi infuriavo, strillavo, rompevo qualcosa o picchiavo qualcuno e ne combinavo sempre una grossa. Ma dal momento in cui accettai la realtà il mio stato d’animo cambiò: nel sentire quell’epiteto non mi arrabbiavo più, invece – come se qualcosa mi ostruisse la gola, come se qualcuno mi tenesse il cuore in una morsa, come se il sole smettesse di splendere e il mondo diventasse in bianco e nero – cercavo immediatamente un angolo, dove rincantucciarmi, con le ginocchia al petto e la testa bassa, e desideravo diventare ancora più piccolo perché nessuno mi vedesse. Giocare non mi interessava, non ricordavo neppure cosa significasse sorridere.








Commenti

Valutazione 0 stelle su 5.
Non ci sono ancora valutazioni

Aggiungi una valutazione

©2019 by Scritture Scriteriate. P. IVA 02549700413  Proudly created with Wix.com

policy - cookie

bottom of page