Il blocco dello scrittore
- Redazione

- 29 giu 2024
- Tempo di lettura: 2 min
Ma cos’è, il blocco dello scrittore? Il feticcio di ogni dilettante o l’ossessione dei grandi? Solo un mito romantico o un ostacolo concretissimo? Un’eccessiva mitizzazione della scrittura che arriva al punto di negare sé stessa o un contrattempo?

“Cara Milena, oggi voglio scrivere di altre cose, ma le cose non vogliono”. Franz Kafka e la lotta con la scrittura, raccontata in una riga di lettera [...]
“Kafka distoglie i romanzieri dal romanzo,” ha scritto recentemente Zadie Smith. Ma sembrava voler distogliere anche sé stesso dalla scrittura: tutta la sua opera è attraversata da una consapevolezza di natura segretamente ostruzionistica – “il mutismo è un attributo della perfezione”, scriveva nel novembre del 1917. Perché il punto è proprio questo: chiunque scrive sa che sarebbe meglio non scrivere. La scrittura eccita la scrittura, ma evoca la rinuncia. La contiene. Se ne nutre. Lord Chandos abdica perché qualsiasi oggetto in cui si imbatte – scrive un’ultima volta al suo mentore – può assumere un tratto tanto commovente e vasto da non bastargli più il vocabolario per esprimerlo. Ma esiste davvero l’indicibile, nel nome del quale poi si rinuncia a dire? Al contrario, non è questo silenzio in agguato il più potente motore della scrittura? A cosa mira uno scrittore quando decide di prendere in mano la penna, atto non privo di conseguenze? Enrique Vila-Matas ha risposto con Bartleby e compagnia, il più bel romanzo sugli scrittori della rinuncia. I Bartleby, in ossequio al grande negatore raccontato da Melville, finiscono per non scrivere pur avendo tutto il talento per farlo. Se lo fanno, restano paralizzati. Del resto, chi racconta la storia dei Bartleby è uno che dichiara di scrivere solo note a piè pagina. La scrittura è una Gorgone che pietrifica? Eppure, si dirà, nella storia dell’uomo non si è mai scritto tanto come oggi. Si scrive ovunque. La scrittura ha vinto. O ha perso? Affermandosi e diffondendosi ha cancellato sé stessa? Il blocco dello scrittore è l’unica reazione consapevole all’orgia di parole, comprese le proprie? Da queste parti non stravediamo per le fenomenologie dell’infertilità, e ricordiamo che Faulkner disse che l’obiettivo di ogni scrittore doveva essere fallire sempre meglio. Il blocco dello scrittore può essere il fallimento per eccellenza? Chi scrive, non scrive. Lo fa per vedere l’effetto che fa. Il rischio è che non sia niente male.




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