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Gordon Lish e la scrittura

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 25 giu 2024
  • Tempo di lettura: 2 min
Scrivere non c’entra nulla con l’espressione di sé. C’entra col mettere le parole sulla pagina”

Gordon Lish [...] intendeva ricordare che o viene prima il risultato, o quella scrittura non sarà scrittura. Nel peggiore dei casi sarà guazzabuglio. Nel migliore, autofiction. In ogni caso, l’uomo che ha contribuito ad accordare le voci di scrittori come Richard Ford, Raymond Carver, Don DeLillo, Cynthia Ozick, lo ribadiva chiaramente: scrivere è sedurre. Non certo fare lo scrub al proprio profilo morale.


[...]


Perché Gordon Lish è stato anche uno scienziato pazzo, oltre che un giocoliere iperrazionale. Uno che rompeva i bicchieri perché doveva usarne solo una scheggia, uno che camminava sui vetri e si taglia solo se lo decideva. Uno che quando prende la parola e scrive, la prende davvero. E ti interpella, e ti fa sentire interlocutore: ti fa sentire lettore.










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Estratti dal libro




«Dovete sedurmi» diceva ai suoi studenti. Dovete sedurmi perché io vi veda, vi riconosca, vi dica chi siete. Non è in fondo quello che dice ogni editor guardando la pila di manoscritti? Devi convincermi, certo: ma quest’opera di convinzione e persuasione non è anche qualcosa che ha a che fare con la seduzione, con il desiderio? Devi sedurmi, quindi, devi uscire dalla tua comfort zone, metterti in pericolo, mostrarti a me per quello che realmente sei, con tutte le tue fragilità, i tuoi irrisolti, il tuo dolore. Guardate come Lish illustra la faccenda del «mostra non raccontare»: «È proprio proprio come il sesso, non dici: “Ok, ora mi avvicinerò e ti bacerò in bocca, e la mia bocca sarà aperta, quindi spero che lo sia anche la tua, e con la mia lingua sfiorerò leggermente le tue labbra, poi ti bacio con gli occhi chiusi e, oh, mentre lo faccio, ti metterò un braccio intorno, sfiorandoti il capezzolo e il seno mentre mi muovo per attirarti più vicino, e mentre sto facendo tutto questo, ti sposterai sul sedile e infilerai una mano tra le mie gambe…”. Sembra molto divertente, ma non lo dici, lo fai e basta».


[...]


«Ti consideri uno scrittore o un editor?» gli chiede Christian Lorentzen intervistandolo per la Paris Review (The Art of Editing No. 2). «Non sono uno scrittore. Non ho alcun interesse a essere considerato uno scrittore. Eppure, quando scrivo, sono il più esigente possibile. Voglio che tutto ciò che scarabocchio sia ben scarabocchiato


[...]


le parole, queste parole bugiarde e seducenti, hanno una vita, una vita loro, hanno le loro regole, i loro incastri, le loro necessità. C’è insomma qualcosa che, questa sì, attraversa la vita e l’opera di Gordon Lish: una fiducia pazza e sconfinata nel potere manipolatorio del linguaggio. Nell’idea che le parole possono ingannare – non ho fatto un sondaggio preciso, ma a occhio direi che nessuno dei narratori di questi racconti è un narratore affidabile – ma che, proprio ingannandoci, possono avvicinarci alla verità. E cos’è questa se non una definizione di seduzione?













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