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Correggere e cancellare

  • Immagine del redattore: Redazione
    Redazione
  • 4 ago 2019
  • Tempo di lettura: 1 min

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Non c’è correzione, per quanto marginale o insignificante, che non vale la pena di effettuare. Di cento correzioni, ognuna può sembrare meschina e pedante; insieme possono determinare un nuovo livello del testo. Non essere mai avari nelle cancellature. La lunghezza del testo non conta, e il timore di non aver scritto abbastanza è puerile. Nulla va ritenuto degno di esistere perché c’è già, perché è stato scritto. Proposizioni che formulano lo stesso pensiero non sono spesso che tentativi di afferrare qualcosa di cui l’autore non è ancora in possesso. In questo caso bisogna scegliere la formulazione migliore ed elaborarla ulteriormente. La tecnica letteraria impone di rinunciare anche a pensieri fecondi, se la costruzione lo richiede. I pensieri soppressi contibuiscono alla sua forza e alla sua ricchezza. Come a tavola non bisogna inghiottire l’ultimo boccone, o vuotare il bicchiere fino in fondo. Altrimenti ci si rende sospetti di povertà.

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