Armonie
- Redazione

- 18 mag 2019
- Tempo di lettura: 1 min
Aggiornamento: 19 mag 2019

"All’improvviso l’accordo sembra speranzoso, carico di aspirazioni. C’è l’accenno a un movimento ascendente, la sensazione che forse stiamo per arrivare da qualche parte. Poi, per ultimo, aggiungiamo il la, e finalmente abbiamo il nostro tredicesimo intervallo: e sentite come lo fa sembrare alto e lamentoso, e malinconico. Questo accordo muore dalla voglia di decidere, di scegliere qualcosa: il do maggiore sarebbe il posto in cui andare subito dopo, ma potrebbe essere il la minore, o il fa maggiore di settima, o... be’?, qualunque cosa. È così aperto. Quanto può esserlo un accordo. Carico di potenziale. Nona e Tredicesima. Il suono della possibilità. E quanto tempo è passato, adesso, da quando ho suonato quegli accordi? [...] Tutto quello che ricordo è che per qualche minuto parlammo, ci scambiammo qualche banalità, mentre le mie dita vagavano come in trance sulla tastiera, tracciando i soliti motivi, le facili armonie familiari di cui sono prigioniero, di questi tempi, come di una serie di cattive abitudini."




Commenti