Blu
- Redazione

- 18 mag 2019
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[...] l’oceano, monotono e indefinito. Grandi onde nell’oscurità, uno spruzzo bianco, l’ala di un uccello che precipita nelle tenebre. Sono ore e ore che sta sul ponte, immobile, mai stanco di quelle cose che non cambiano. La prua taglia l’acqua e non la raggiunge perché sembra cadere nel vuoto della fenditura che si apre sotto di lei, il sordo rumore dell’onda si rompe sulla fiancata della nave. Adesso è notte e non si vede nulla, ma anche prima, con gli occhi socchiusi nel sole accanito e macchie rossocupe sotto le palpebre, quel blu profondo del cielo e del mare sembrava nero; del resto l’universo è buio e solo l’occhio, vecchio filologo pure lui, ha la mania di tradurre invisibili frequenze d’onda in luci e colori. Anche nel riverbero accecante del meriggio, quando il mare è tutto barbagli, non si vede niente ed è un incanto, l’epifania degli dèi.




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